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2021

Concert

Standing ovation per Lisette Oropesa chiude il 2021 della Fondazione Ravello

Nel post concerto, raggiante per la standing ovation finale tributata dal pubblico di Ravello, ha confidato di essere impaziente di debuttare alla Scala e felice di aver dato un assaggio di quello che sarà con l’interpretazione di una delle arie più complesse de I Capuleti e i Montecchi e cioè Eccomi in lieta vesta. Oh! quante volte, oh quante! dal I atto dell’opera di Bellini.

—  Stampa  •  Positano News

Lisette Oropesa: regalo di Santo Stefano

Oropesa, senza soluzione di continuità, e culminate in un “tris” di bis che hanno definitivamente conquistato un pubblico rapito da due ore di concerto.

—  Lucia D’Agostino  •  Cronache Salerno

Standing ovation per Lisette Oropesa a Ravello.

È stato il debutto di Lisette Oropesa a chiudere la lunga stagione di programmazione della Fondazione Ravello. Tre bis e tanti applausi per uno dei più importanti soprani di oggi, acclamata sui palcoscenici dei più grandi teatri del mondo.

La Oropesa, accompagnata all’Auditorium Oscar Niemeyer dalla Nuova Orchestra Scarlatti, particolarmente ispirata, diretta da Fabrizio Maria Carminati ha dato sfoggia di tutto il suo talento interpretando sette gemme del suo repertorio: Fiorilla, Giulietta, Hélene, Isabelle, Musetta e Manon.

—  Gazzetta di Salerno  •  Gazzetta di Salerno

Concert

Martina Franca, Festival of the Valle d'Itria 2021 - Recital by Lisette Oropesa

Oropesa ha esibito una bella incisività nel recitativo, eseguendo poi con perfetta musicalità e un suono dolce e vibrante l’aria, prima della funambolica cabaletta dove la precisione dei trilli era sostenuta da un eccezionale controllo del fiato e si accompagnava sempre a una ragione espressiva. Notevolissima poi nell’articolazione della frase, nitida e priva di qualsivoglia artificio, nell’intensa pateticità di “Adieu, notre petite table” da Manon di Massenet.

—  Fabio Larovere  •  Conessi all'Opera

Martina Franca: Lisette Oropesa vestale del Belcanto

È comunque l’altra Giulietta, alla quale Bellini fa cantare quell’”O quante volte o quante” che insieme al recitativo da cui è preceduta è sistematicamente straziata da quasi tutte le partecipanti a qualsiasi concorso lirico e svilita a nenia melensa, alla quale il soprano statunitense rende tutta la sua profondità lavorando di cesello su ogni singola parola e su ciascuna nota.

La Oropesa sale poi definitivamente in cattedra dando voce ad un’Amalia – solitamente vittima di un insopportabile overacting vocale – animata da una meravigliosa fragilità piena di forza.

—  Alessandro Cammarano  •  Le Salon Musicale