Reviews

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2018

Concert (Gilda)

Verdi Opera Night, maestoso “promo” dagli effetti incerti

Maggiore impressione ha destato la coppia Rigoletto-Gilda, rispettivamente il baritono Luca Salsi e il soprano Lisette Oropesa, entrambi estremamente convincenti in questi ruoli, voci verdiane d’eccellenza, ben amalgamate nel duetto “Si, vendetta …”, giustamente bissato.

—  Paolo Corsi  •  Opera Magazine

Verona, Arena Opera Festival 2018 – Verdi Opera Night

C’era attesa per il debutto veronese di Lisette Oropesa, reduce dai trionfi pesaresi al ROF. Il soprano americano non ha deluso le aspettative. La voce, che ha un leggero vibrato e ricorda, come è stato giustamente notato, certe inflessioni timbriche della Gheorghiu, non è parsa affatto esile e leggera e si espandeva nell’anfiteatro meglio delle altre. L’emissione è risultata rotonda e fluida in tutta la gamma e solo il mi bemolle del duetto “Sì vendetta” suonava un po’ stiracchiato (duetto che peraltro è stato bissato non proprio a furor di popolo). Si aggiunga l’ottima dizione, l’accuratezza del fraseggio, l’accento ben calibrato, e si avrà l’idea di un’interprete molto interessante.

—  Roberto Mori  •  Conessi all'Opera

Cinquanta Sfumature Di Verdi All’arena Di Verona

Brilla l’astro di Lisette Oropesa, vera trionfatrice della serata, al suo debutto in Arena. Una voce angelicata che corre alla perfezione in teatro, sempre con morbidezza e con una delicatezza e sincerità espressiva commovente. Speriamo di poterla risentire presto qui…magari Violetta nel 2019.

—  Francesco Lodola  •  Ieri Oggi Domani Opera

Verona: una “Trilogia popolare” ammantata di stelle

Gilda è il soprano statunitense Lisetta Oropesa, reduce dal recente successo in Adina al Rossini Opera Festival, che stupisce per plasticità di modulazione e pulizia del fraseggio.

—  Matteo Pozzato  •  Le Salon Musicale

Concert

Pesaro - Teatro Rossini: Concerto di Lisette Oropesa e Christopher Franklin

Qui la Oropesa (che debutterà nel ruolo di Isabelle nella prossima stagione a Bruxelles) metteva in mostra tutto il suo migliore armamentario: purezza del legato, espressività contenuta eppure di grande impatto, sicurezza assoluta dell’emissione con pianissimi eterei in zona acuta, trillo da belcantista provetta  e variazioni ardite mutuate dalla Sills del disco di arie francesi di fine anni sessanta, ricevendo un tripudio di applausi. 

—  Silvano Capecchi  •  Opera Click

Pesaro, Rossini Opera Festival 2018 – Lisette Oropesa in concerto

La franchezza e la freschezza del materiale, la superiore capacità di emozionare e l’ottimo dominio tecnico vanno al di là – o forse al di qua – della lezione callassiana: ricordano la bellezza di una Moffo come l’empito rigoglioso della miglior Caballé. O, forse, semplicemente di Lisette Oropesa: che a Pesaro si inscrive nel firmamento delle certezze del repertorio lirico e serenamente vi brilla all’ombra dell’“astro maggior” di Gioachino Rossini.

—  Giuseppe Montemagno  •  Conessi all'Opera

Rof, il concerto di Lisette Oropesa incanta il pubblico

PESARO – Meditativa prima, poi appassionata, frizzante, esuberante, scatenata, travolgente, incontenibile. Lisette Oropesa, soprano statunitense nata a New Orleans, in Luisiana, dove si respira cultura europea, soprattutto francese, è stata protagonista di uno dei concerti più memorabili nella storia del Rossini Opera Festival, che pure nei suoi 39 anni di momenti indimenticabili ne ha vissuti un’infinità.

Mancava un concerto come quello della protagonista di Adina che non ha tradito le grandi attese.

—  Luciano Murgia  •  pu24.it

Il trillo di Lisette

Sottile con il fisico da cui proviene sembra la voce di Lisette Oropesa, ma questo con questo filo l'artista sa tessere trine preziose, ricami e trasparenze, giocare in un'ampia gamma dinamica; scala caparbia le vette del pentagramma, e quando sembra che il suono possa essere un po' dritto e rischiare d'indurirsi, stupisce modulandolo con decisione. Così, ancora una volta non è un qualche arcano incanto timbrico o coloristico a colpire nell'astrazione del vocalizzo Le rossignol et la rose di Saint-Saëns, bensì, si direbbe, il suo contrario, un suono quasi prosciugato all'essenza e di lì condotto nelle volute della coloratura estetizzante del secondo Ottocento. Non trascendentale, affabile, piuttosto, fine, sciolta, duttile e sicura. Quando, poi, in chiusura di programma, torna al belcanto italiano con un omaggio a Rossini, la leggerezza fanciullesca si riarrotonda per offrire una piacevole, sognante Amenaide (“Come dolce all'alma mia”) e una Fiorilla (“Squallida veste e bruna”) debitamente ardita nei virtuosismi. Fra applausi calorosissimi, Juliette tornerà a dimostrare l'affinità del soprano con il repertorio francese e Violetta la sicurezza della preparazione anche in un cimento dei più insidiosi.

—  Roberta Pedrotti  •  L'ape musicale